Come scrivere storie d’amore (vere)

Pubblicato da Clare Swatman 04 settembre 2017
Prima che sia domani - Clare Swatman

 

Come alla maggior parte delle bambine anche a me è sempre piaciuto leggere le favole, tutte quelle storie sulla fanciulla che trova il suo bel principe per poi sposarlo e vivere per sempre insieme felici e contenti.
 
Anche allora, però, non potevo fare a meno di chiedermi come potessero innamorarsi di punto in bianco, dopo essersi appena conosciuti. Insomma, cosa sarebbe successo se, dopo il matrimonio, Cenerentola avesse scoperto che il Principe azzurro scorreggiava a letto, oppure lasciava i piatti sporchi a marcire in cucina e non raccoglieva mai i calzini da terra? Come faceva a sapere che avrebbe potuto vivere per sempre felice e contenta con quell’uomo se non aveva neanche la certezza che lui si cambiasse le mutande tutti i giorni? Perché, diciamocelo, per molte donne le abitudini in fatto di igiene personale possono essere un elemento discriminante.
 
Naturalmente sapevo che non si trattava di vita vera, eppure mi ha fatto capire che quello che volevo leggere ERA la vita vera. Non le scorregge o la sporcizia, ma le imperfezioni, le liti e quei particolari scialbi della vita di tutti i giorni che, a essere sinceri, molti romanzi d’amore omettono. Nessuno è perfetto, perciò creare personaggi perfetti e storie d’amore perfette fa sembrare le storie un po’ meno vere e, perciò, molto meno credibili.
 
Mi sono divertita a scrivere molte scene di Prima che sia domani, ma una delle mie preferite è stata quella in cui Ed e Zoe cercano di fare l’amore nella doccia. Era così lontana dallo stereotipo hollywoodiano con il sottofondo musicale e il vapore che riempie il bagno man mano che l’atmosfera si fa più bollente – molti più gomiti in mezzo e scivoloni sul pavimento bagnato prima di rendersi conto che la cabina era davvero troppo piccola – che mi ha fatto sorridere quando l’ho riletta.
 
Nel libro parlo anche delle litigate di Ed e Zoe, delle loro divergenze, di quando ce l’hanno l’uno con l’altra; racconto di come non siano capaci di chiedere scusa, del fatto che non capiscono cosa stia pensando l’altro e che per questo non sanno proprio come rimettere a posto le cose.
 
E racconto di come, a volte, possiamo guardare qualcuno e capire che potrà anche non essere perfetto e che anzi, a volte, ci fa arrabbiare proprio tanto, ma che lo amiamo comunque più di chiunque altro al mondo.
 
Questo, per me, è l’amore. Storie in cui i protagonisti si amano nonostante le loro imperfezioni, le loro abitudini fastidiose, le incombenze e la confusione della vita di tutti i giorni. E così è questo che ho sempre cercato di fare, più o meno consapevolmente; fare in modo che i rapporti di cui scrivo siano sempre quanto più realistici è possibile, senza naturalmente rendere i personaggi antipatici agli occhi dei lettori.
 
Perché l’amore può essere tutto rose e fiori all’inizio di un rapporto, ma la verità è che, dopo che si è stati insieme per dieci, venti, trent’anni, le cose che ci rendono felici cambiano al punto da diventare irriconoscibili. Dopo aver vissuto insieme per vent’anni potete scordarvi dei fiori, dei cioccolatini e dei bigliettini lasciati nel cestino del pranzo perché li troviate quando arrivate al lavoro... è già tanto se lui porta fuori la spazzatura senza che glielo si chieda o che vi prepari un tè quando avete i postumi di una sbronza.
 
E così provo a scrivere di rapporti veri. Rapporti in cui si sbaglia, si litiga e va tutto storto... ma comunque ci si ama. Proprio come nella vita vera. Perché niente – e nessuno – è perfetto.
 
 
 
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