Donne di tutto il mondo, unitevi

Pubblicato da Giulia Ausani 22 settembre 2017

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Photo: Chris Floyd

Giornalista tv di successo, due figli, una bella casa a Londra: Jennifer Nadel aveva tutte le carte in regola per stare bene, almeno all’apparenza. Invece una mattina si è svegliata e ha capito che non poteva più andare avanti, ha chiamato in ufficio e ha avvisato che quel giorno non sarebbe andata a lavorare. È finita che in redazione non è più tornata, e si è ritrovata ad affrontare una grave depressione, un disturbo post-traumatico da stress, senso di abbandono e disperazione. È stata anche ricoverata in un ospedale psichiatrico, eppure oggi racconta che è stato proprio quel periodo a cambiarle la vita.

“Prima di quel momento continuavo a cercare risposte all’esterno”, racconta durante la nostra intervista a Milano, in occasione del festival Il tempo delle donne. Fisico sottile, capelli biondi e occhi gentili, Jennifer Nadel parla con una voce lenta e misurata che ispira calma e sicurezza. “Pensavo che se avessi avuto il lavoro dei miei sogni, un uomo, dei bambini e una bella casa sarei stata felice. Poi ho capito che non era così, e che ciò che può davvero darmi felicità nella vita è concentrarmi su ciò che conta davvero, imparare come sbarazzarsi della paura che governa le nostre vite e capire che dall’altra parte c’è speranza”.

Adesso cerca di spiegare alle altre donne come cambiare se stesse per cambiare il mondo e lo fa con un libro scritto insieme all’amica Gillian Anderson, l’agente Scully di X-Files. Si intitola “We: un manifesto per tutte le donne del mondo” (Harper Collins) dove “we” sta per “noi” ma anche per “Women Everywhere”, letteralmente “donne ovunque”. È insieme una guida di auto-aiuto e un manifesto che invita ad agire su se stesse, migliorando il modo in cui affrontiamo la vita, per essere così in grado di operare dei cambiamenti anche all’esterno, per aiutare gli altri e cambiare il mondo in cui viviamo.

Guarigione interiore e attivismo: uno strano connubio ma, a detta delle due autrici, necessario, nato dal confronto tra due amiche. “Gillian voleva scrivere qualcosa sui bassi livelli di autostima correlati all’alto tasso di dipendenza che esiste tra ragazze e giovani donne, mentre io volevo parlare di un nuovo tipo di femminismo, perché noi femministe ci ritroviamo spesso a combattere per ottere il cinquanta percento di un sistema che non funziona - quindi ci serve un nuovo sistema e una nuova visione di femminismo”.

Azione su noi stessi e azione sul mondo che ci circonda. Apparentemente due contesti inconciliabili perché opposti, ma ben presto Anderson e Nadel si sono rese conto di una connessione tra i due: “Volevamo cambiare il sistema, ma per farlo bisogna prima di tutto iniziare cambiando noi stesse, e soltanto in un secondo momento possiamo andare nel mondo e apportarvi il cambiamento necessario”.

Così hanno messo insieme idee, anni di terapie e di attivismo per creare un manifesto che è un po’ un viaggio che “comincia da dove noi avevamo cominciato, dai conflitti interiori, dall’odio verso se stesse e la depressione”, e attraversa nove principi ispirati alle tradizioni spirituali - onestà, accettazione, coraggio, fiducia, pace, amore gioia, gentilezza - in grado di guidare le lettrici a raggiungere uno stato in cui si sentano “più leggere e felici”.

All’interno del libro vi sono spazi in cui le due autrici parlano delle loro esperienze personali e lo fanno senza filtri: Nadel racconta così del suo matrimonio con un uomo violento, della depressione, del difficile rapporto con il suo corpo, dell’essere cresciuta in una famiglia di alcolisti. “Nessuna delle due - spiega Nadel - voleva scrivere di se stessa, perché volevamo che l’attenzione fosse per i nove princìpi e non su di noi. Ma il primo principio è l’onestà, quindi presto abbiamo capito che, se volevamo chiedere onestà alle nostre lettrici, allora avremmo dovuto essere oneste anche noi. E dovevamo far vedere che quei princìpi funzionano davvero, che possono fare la differenza nella nostra vita”.

Anderson e Nadel con WE

Le due autrici non si fermano al cambiamento interiore, e anzi dedicano diverse pagine all’attivismo, con consigli su come agire attivamente per migliorare il mondo: ad esempio, segnalano associazioni benefiche e a proposito di inquinamento ambientale ricordano che “le donne americane controllano l’ottanta per cento degli acquisti globali”, invitando a usare questo potere d’acquisto in modo etico e sostenibile.

Nadel si batte per cause diverse, dall’opporsi alla chiusura delle biblioteche pubbliche all’aiutare - tramite l’associazione INQUEST - chi ha perso un familiare in circostanze sospette sotto la custodia dello stato, ad esempio in prigione. Ma si batte anche per l’ambiente, tanto da essersi candidata per due volte al Parlamento britannico nel Partito Verde di Inghilterra e Galles. È convinta che molti politici ancora rifiutino l’idea dei cambiamenti climatici perché “si tratta di una verità scomoda, che li mette di fronte al fatto che il loro stile di vita ha un enorme impatto sull’ambiente”.

E a proposito di politica, la sua espressione si incupisce quando si nomina l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea. “La Brexit e l’elezione di Trump hanno le stesse cause di fondo: viviamo in una società che ignora molte frange della popolazione, e queste persone hanno avuto l’opportunità di dire che non erano più disposte ad accettare l’attuale sistema politico con un voto”.

“Ma Trump e la Brexit legittimano i lati peggiori della nostra natura, quelli che vogliono odiare e discriminare. E nel momento in cui dici che sei a favore dell’uscita dalla UE, allora ammetti l’esistenza di una base per l’odio, per il razzismo e la xenofobia”. Nonostante questo, Nadel si sente ottimista: “Sono triste perché vedo che accumuliamo problemi invece di risolverli, ma allo stesso tempo sono speranzosa perché ho incontrato molte giovani donne e ho visto da vicino la loro forza, la loro visione del mondo”.

Del resto, leggendo “We” si percepisce subito un proposito di sorellanza e comunione tra le donne di tutto il mondo. Recentemente anche la letteratura e la televisione hanno iniziato a offrire prodotti in cui le donne si uniscono superando il concetto di competizione femminile che vediamo spesso rappresentato nei media o nelle opere di finzione. In serie tv come Big Little Lies e Glow finalmente viene dato spazio alle amicizie al femminile, e Nadel ribadisce l’importanza di “trattare ogni donna che incontriamo come un’amica”. “Per secoli siamo state costrette a competere l’una contro l’altra per ottenere l’attenzione degli uomini, senza i quali non potevamo sopravvivere perché non potevamo avere un’istruzione, votare o possedere proprietà. Adesso è arrivato il momento di supportarci e incoraggiarci l’una l’altra, perché abbiamo tutte lo stesso valore”.

Un valore che, secondo Nadel, va oltre ciò che ci viene imposto dai media e in particolare dalle riviste femminili, che ci invitano a pensare unicamente al nostro corpo, ai nostri accessori o a come conquistare un uomo. “Cos’è che conta davvero, il rossetto o ciò che è dentro di noi e che noi riteniamo essere vero?”, chiede Nadel, che quindi alle giovani donne di oggi vuole ricordare che “prima di tutto dovrebbero pensare alla relazione con se stesse e capire che sono abbastanza e non devono cambiare nulla di sé. Perché se trovi ciò che ti rende felice e lo insegui, tutto andrà al posto giusto”. E lei parla per esperienza: “Ho trascorso la maggior parte della mia vita pensando di non essere abbastanza. Ora ho imparato a non ascoltare quella voce nella mia testa. E a essere felice”.

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"We. Un manifesto per tutte le donne del mondo" è su Kobo
 

 

 

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