I migliori libri che non ho mai pubblicato

Pubblicato da Edoardo Brugnatelli 26 aprile 2017
KOBO

 

Ho amato tantissimo e continuo ad amare in modo viscerale tutti i libri che ho pubblicato nella mia vita di editor, dai più misconosciuti ai (pochi, pochissimi) bestseller come Gomorra. Ma ci sono dei libri che mi porto nel cuore con tutta la disperata, insanabile, inesauribile passione che solo un amante deluso può nutrire: si tratta dei libri che non sono riuscito a pubblicare. Due in particolare.

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La vita di un editor sono i libri che fa, che pubblica, che trova e che prova a proporre ad altri lettori.

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Nel lontanissimo 1995, lessi a spizzichi e bocconi in inglese quello che ai tempi era segnalato come un “memoir irlandese”. Me ne innamorai perdutamente fin dalle prime indimenticabili righe e cercai di convincere i miei capi ad acquisirlo per la casa editrice e a pubblicarlo. Ogni mese sulla mia scrivania mi arrivava un nuovo brano in originale, ogni mese mi si spezzava un ulteriore pezzo di cuore e e ogni mese mi avventuravo dai miei capi per cercare di farli ragionare. Senza successo. Il tempo passò inesorabile e nel 1996 uscì negli USA Angela’s Ashes che venne pubblicato in Italia – da un’altra casa editrice - col titolo di Le ceneri di Angela.

Dovete capire che la vita di un editor sono i libri che fa, che pubblica, che trova e che prova a proporre ad altri lettori. Meglio di qualunque altra traccia biografica, i libri che un editor pubblica dicono chi è, cosa pensa, cosa ama, cosa spera, di che materia sono fatti suoi sogni.

Le storie tragiche e umanissime che costituiscono Le ceneri di Angela, raccontate con un calore semplice quanto rarissimo da trovare sono l’esempio migliore della letteratura che amo: una letteratura che a partire da cose concretissime, quotidiane, spesso e volentieri sporche, puzzolenti, “brutte” riesce a costruire momenti di lirismo assoluto, una letteratura che narra delle mille imperfezioni che costituiscono l’animo di ciascuno di noi, delle tragedie piccole e grandi e dei fallimenti di cui è cosparsa l’esistenza di ciascuno, una letteratura che è capace – come per magia – di redimere quelle sofferenze, di dar loro un senso, una forma, una voce.

All’inizio del 2000 mi passarono in lettura un libro che stava per essere pubblicato in Spagna e che lessi in una notte, conquistato, ipnotizzato. Raccontava di una storia sospesa tra il presente e gli ultimi sanguinosi giorni della Guerra Civile spagnola. Al centro del racconto un episodio assolutamente insolito e inspiegabile: un importante esponente falangista viene risparmiato da un repubblicano che finge di non vederlo e lo lascia scappare.

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Il narratore si trova alle prese con una storia difficile da capire, difficile da raccontare e affronta (insieme ai lettori) una paziente opera di ricerca che lo porterà lontanissimo: al centro dell’animo umano. Soldati di Salamina di Javier Cercas è un capolavoro: un libro caldissimo, pieno di miseria e di grazia, di Storia, di uomini in guerra, in fuga, in lotta.

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Due libri, due storie, due rimpianti.

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In un tempo come il nostro dove il termine Eroe è quanto di più abusato, trombonesco, facilone ci sia, Soldati di Salamina ci racconta con stupefacente partecipazione cosa sia davvero un eroe, di quale imperfetto, ordinarissimo tessuto umana sia fatta la stoffa dell’eroismo.

Due libri, due storie a prima vista molto diverse tra loro ma nelle quali non solo passato e presente si mescolano ma nelle quali soprattutto viene rievocato in modo mirabile quell’immane enigma che è l’esistenza umana, quella terribile confusione, quell’inestricabile miscuglio che è l’animo di ogni umano. Due libri, due storie, due rimpianti.

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Nel settembre 2001 durante quella meravigliosa kermesse di persone e di storie che è il Festival di Letteratura di Mantova mi imbattei per caso nelle sale del Palazzo Ducale di Mantova nell’autore delle Ceneri di Angela, Frank McCourt in compagnia della moglie. Era un omino molto fragile coi capelli bianchissimi e feci quello che mai avrei fatto normalmente: gli rivolsi la parola e gli raccontai un po’ della mia storia con Le ceneri di Angela e di quanto avessi amato ogni pagina di quel libro. Sorrise e scambiò molto gentilmente qualche parola con me. Mi fece una impressione fortissima. Quello era l’uomo che aveva attraversato le terribili tragedie narrate nel libro, ma soprattutto quello era l’uomo che aveva saputo trasformare grazie a qualche misteriosa alchimia quei drammi, quelle catastrofi in letteratura e aveva regalato a milioni di lettori il più prezioso dei doni. 

Ci stringemmo la mano e ognuno proseguì il suo percorso che portava alla Camera Picta alla scoperta di altre meraviglie create dall’uomo, alla scoperta di altri squarci di cielo.

 

Edoardo Brugnatelli ha creato per Mondadori, nel 1998, la collana Strade Blu, di cui è stato direttore editoriale per oltre 13 anni. Sempre all’interno del gruppo Mondadori si è occupato di social writing di social reading. Attualmente è responsabile editoriale del progetto Anobii

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