Leggere è essere liberi

C’è un senso nobile in questa evasione...

Pubblicato da Alessandro Perissinotto 27 febbraio 2017
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Mi trovo in un paesino vicino a Grenoble per un festival letterario, in compagnia di Marcello Fois, Loriano Macchiavelli, Andrea Canobbio, Serge Quadruppani. Chiederci se scrivere faccia stare bene è quasi superfluo: scriviamo da molti anni e, probabilmente, è tutta la vita che desideriamo farlo, perché, fin da bambini, leggere ci faceva stare bene. Ma quanto grande, e concreta, e sorprendente sia la sensazione di benessere racchiusa, intrappolata e infine liberata dalle pagine di un libro, stiamo per scoprirlo.  

Dopo le presentazioni e le conferenze nelle scuole, veniamo accompagnati per una “lecture” negli ospedali e nelle case di riposo; ognuno di noi con una diversa destinazione, con un diverso pubblico. L’auto che mi accompagna si avventura lungo una strada di montagna che risale a tornanti il massiccio della Chartreuse. Dopo una buona mezz’ora di viaggio si arresta davanti a un fabbricato che pare sorgere direttamente dalle pagine di La montagna incantata di Thomas Mann e, in effetti, quello in cui mi appresto a entrare è un immenso sanatorio trasformato in clinica per lungodegenti, in massima parte vittime di gravi incidenti stradali e pazienti sottoposti a trapianti d’organi particolarmente complessi. 

Entro nell’atrio e sono preso da un duplice smarrimento, al tempo stesso agorafobico e claustrofobico: le grandi finestre che affacciano sulla valle sembrano aprirsi direttamente sullo strapiombo, su un’immensità inquietante. Ma il piccolo tavolo da conferenziere è attorniato, circondato, assediato da lettighe, sedie a rotelle, aste per flebo: il mio pubblico è lì, attento e numeroso come raramente può capitare a uno scrittore.

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Inizio a parlare del mio ultimo romanzo tradotto in francese e lo faccio con la consueta attenzione a non svelare troppi particolari della trama, a beneficio di chi non avesse ancora letto il libro. Ma la verità è che il libro lo hanno letto tutti: un paio di mesi prima dell'incontro, gli operatori hanno fatto circolare alcune copie tra i degenti e la preparazione alla "lecture" è stata capillare. 

Il pomeriggio si chiude con l'abituale "firma copie" che, per motivi fin troppo chiari, non contempla una fila di lettori davanti all'autore armato di penna, ma, al contrario, un piccolo tour dell'autore in mezzo alle persone. Ed è verso la fine che, nella semplicità di una frase apparentemente scontata, trovo svelato il senso più immediato e, al tempo stesso, profondo del leggere come benessere. 

Una ragazza, poco più che ventenne, ha assistito all'incontro sdraiata su una lettiga, prona, l'unica posizione che, dopo l'incidente, le è consentita; le firmo la sua copia personale e lei mi dice: «Grazie per aver scritto questo libro, grazie per i bei momenti che mi ha fatto trascorrere qui dentro.» 

Marca il tono sulle ultime parole, su "qui dentro", e io capisco che anni di snobismo letterario e di critica militante vengono spazzati via in un attimo: la letteratura è evasione. Lo è sempre, lo è ancora di più in un ospedale, in un convalescenziario, in una casa di riposo. 

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E c’è un senso nobile in questa evasione, c’è la voglia di ampliare la nostra esperienza di vita, di farle valicare i limiti di tempo che la nostra nascita ci ha dato, di farle valicare i limiti di spazio che la nostra condizione impone al nostro corpo, ma non alla nostra mente. La letteratura è evasione quando leggo un libro di Paolo Villaggio, ma anche quando leggo Pastorale americana e quanto più il nostro corpo è segregato nel carcere della sua stessa fragilità, nella prigione della malattia, quanto più il leggere e lo scrivere restituiscono libertà al nostro pensiero. 

Penso alla ragazza sulla lettiga, nel grande ospedale che ora ha chiuso, penso a lei mentre scrivo queste righe, seduto a mia volta su una sedia d’ospedale, davanti al letto di mio padre che ora dorme. Poco fa gli ho chiesto: «Lo vuoi un libro?». Mi ha risposto di no, come ha sempre fatto: mio padre non ha mai letto per intero un romanzo, nemmeno i miei. Mi sarebbe tanto piaciuto che, almeno per una volta, la sua mente avesse potuto volare in altre vite, ora che la sua sta per spegnersi; mi sarebbe piaciuto che avesse capito che una vita sola, per quanto lunga, non ci basta e che è proprio per quello che esistono i libri

Alessandro Perissinotto è uno scrittore, traduttore e insegnante italiano. Tra i suoi romanzi più noti: Semina il vento, Coordinate d'oriente, Le colpe dei padri. Attualmente è docente universitario a Torino. I suoi romanzi sono stati tradotti in numerosi paesi europei e in Giappone. Il suo ultimo libro è Quello che l'acqua nasconde (Piemme). 

 

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