Libri per prendere il largo

Pubblicato da Paolo Armelli 24 luglio 2017
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Leggere è un po’ come viaggiare: sembra banale ripeterlo ma forse non c’è verità più grande. E non parliamo solo di letteratura di viaggio: quello è un genere particolare, spesso legato a occasioni contingentate, mete ben precise. In un’attività di puro svago, il viaggio diventa un’esperienza inaspettata, le tappe sono luoghi da esplorare con l’immaginazione, i biglietti aerei costano come l’inchiostro stampato sulle pagine. Proprio per questo motivo spesso ci ritroviamo a viaggiare anche leggendo i libri che meno ci aspetteremmo ci portassero lontano, quelli che in modo meno ovvio ci faccio lasciare i luoghi a noi più familiari. In vista dell’estate (il periodo in cui per ovvie ragioni si viaggia e si legge di più), ecco sei libri in cui immergervi per prendere il largo, per approdare in terre sconosciute, per rivisitare luoghi noti con tutto un altro sguardo. Perché, nei modi più inconsueti, i libri posso regalare vacanze degne dei nostri sogni più vividi.

 

Mathias Énard, Bussola

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Difficile non rimanere ammaliati da questo romanzo fluviale e totalizzante, premiato nel 2015 in Francia dal Premio Goncourt e oggi in lizza, nella sua edizione italiana, per il Premio Strega Europeo 2016. Énard è un narratore pregiato, che cattura il lettore grazie al suo stile evocativo e alla suggestione delle terre di cui parla: Palmira, Aleppo, Costantinopoli, Teheran, il deserto persiano. Questi luoghi sono sospesi fra il miraggio del mito e le conseguenze reali di una storia che dal passato rincorre il presente. Sullo sfondo c’è una storia d’amore, quella fra Franz e Sarah, accomunati dai loro studi e dal loro orientalismo, ma anche da una passione che si svela pian piano. In mezzo i riferimenti più disparati alla cultura di una parte e dell’altra del mondo, quasi a voler gettare un ponte, a trovare una sintesi in una frattura, quella fra Oriente e Occidente, tanto attuale quanto ingiustificabile.

 

Ella Morton, Dylan Thurs, Joshua Foer, Atlas Obscura

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Una vita senza meraviglia non vale la pena di essere vissuta”: questa consapevolezza è, secondo il rabbino e scrittore Abraham Joshua Heschel, il presupposto di ogni felicità. E proprio la meraviglia sembra essere il motore che ha spinto i tre autori (uno è il fratello del più noto Jonathan Safran Foer) a raccogliere in questo originale atlante 700 luoghi della Terra che ispirassero un sentimento mozzafiato. Il tutto è nato nel 2009 come un inventario online, e con esattamente il medesimo spirito (voler creare una “wunderkammer di luoghi”) viene pubblicato ora questo volume. Da un giardino di sole piante velenose nel Northumberland al museo dell’esperanto a Vienna, dal tempio dell’umanità che si trova in Piemonte (a Baldissero Canavese, per la precisione) al museo fallologico islandese, dal canto delle dune in Oman al lago cinese di Lugu in cui vige un rigidissimo matriarcato: sono veramente pochissimi esempi di uno sterminato elenco di luoghi pittoreschi, incredibili e soprattutto sconosciuti. E ogni località dà vita a una storia e poi a un’altra ancora.

 

Homer Hickam, In viaggio con Albert

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Una coppia di sposi dell’America proletaria affronta gli anni della Grande Depressione compiendo un insolito viaggio da un capo all’altro degli Stati Uniti. Il motivo (e l’insolito compagno di viaggio) è il giovane alligatore Albert, di cui Elsie deve a malincuore liberarsi se non vuole perdere il marito Homer (padre dell’autore). Così i due lasciano la città mineraria di Coaltown, in West Virginia, per rimettere in libertà il coccodrillo nelle acque della Florida. In mezzo tante tappe in un’America poco nota e soprattutto rocambolesca, fra scioperi operai, cowboy renitenti, contrabbandieri di alcolici, produzioni cinematografiche più raffazzonate che glamour e così via. I due, anzi tre, protagonisti attraversano gli Stati Uniti a bordo di una Buick, cercando di riscoprire come l’amore sia in fondo il viaggio più impegnativo ma anche quello più soddisfacente.

 

Geoff Dyer, Sabbie bianche

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Una serie di racconti che sono anche reportage di viaggio, sospesi fra diaristica e osservazione sociale, fra riflessione culturale e appunti dal mondo là fuori: Dyer ripropone la figura del flâneur baudelairiano, sfoggiando al meglio la sua penna fantasiosa, pregnante e spesso tagliente, che si pone sulla scia di Hemingway, di Kerouac e di Chatwin, ma anche di geni dello humour come Sedaris. In questo libro fa compiere al lettore un viaggio straordinario in mete molto lontane fra loro ma accumunate da quella sabbia bianca che si può trovare a Tahiti così come nella Città Proibita di Pechino o alle White Sands – appunto – del New Messico. Dyer ci accompagna in questi luoghi senza muoverci di un millimetro, riproducendo con poesia, ironia e  spietatezza le aspettative e le delusioni di ogni vero viaggiatore, mentre noi con lui rimaniamo in un punto fermo che è “sia il disegno al centro del tappeto sia uno spazio vuoto sulla cartina”.

 

Fredrik Sjöberg, L’arte della fuga

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Lui è l’autore de L’arte di collezionare mosche, un bestseller che ha fatto interessare migliaia di lettori a degli insetti generalmente bistrattati. E la magia si ripete anche in questo L’arte della fuga (ultimo titolo di una trilogia che comprende anche Il re dell’uvetta), che si presenta come l’apparente biografia di un semi-sconosciuto acquerellista di paesaggi svedese, Gunnar Widforss, vissuto nella prima metà del Novecento. Ovviamente la sua vicenda è un pretesto per raccontare molto di più: non solo per affrontare i temi dell’insuccesso e della dimenticanza, ma anche per tessere una trama che porta l’autore a parlare di chewing gum, cammelli, catene di abbigliamento, birdwatching e tanti altri temi ancora. E al contempo il protagonista così come il narratore viaggiano dalle isole della Svezia ai canyon degli Stati Uniti, passando per la Russia, la Svizzera, la Costa Azzurra e perfino l’Italia. Una fuga incessante che trova pacificazione solo nell’arte.

 

Gianni Biondillo, L’Africa non esiste

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Un continente grande con un paio d’altri messi insieme, ma sempre dimenticato, sempre rimosso dall’immaginario se non per gli stereotipi retrivi o per le disgrazie tragiche che gli rimangono addosso. Eppure l’Africa è una terra piena di meraviglie, di vitalità e di tesori che forse fatichiamo a riconoscere. Il jazz di Addis Abeba, le architetture di Asmara, la vita underground de Il Cairo, i talent show eritrei ma anche i drammi di spose e di soldati bambini: luci e ombre, passati tenaci e speranze inossidabili. Un universo davvero troppo vasto per abbracciarlo tutto ma Biondillo racconta con piglio sicuro, senza ricorrere a preconcetti ma affidandosi all’osservazione diretta nei suoi cinque viaggi che ha compiuto fra Egitto, Ciad, Eritrea, Uganda e Etiopia al seguito di diverse operazioni umanitarie. L’occhio è quello del cronista ma anche quello dello scrittore di gialli, che va a scovare le storie esattamente dove devono essere e dove devono essere raccontate.

 

 

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