Quando scrivete (e quando amate) siate sempre voi stessi

Pubblicato da Deborah Simeone 08 maggio 2017
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Non mi sono mai riconosciuta nell’amore sdolcinato; alla fine di una relazione non ho mai cercato carezze, ma soltanto la verità. Non ho mai avuto bisogno di sentirmi dire che lui si sarebbe pentito o che l’amore, quello vero, un giorno sarebbe arrivato. Al posto delle solite, seppur dolci, parole: “Non ti meritava” preferivo sentirmi dire: “Non ti voleva”. 

In quei momenti desideravo che qualcuno mi afferrasse per le spalle e mi scuotesse dicendomi la verità, avevo bisogno di rialzarmi e guardare in faccia la realtà, non di fantasticare. E allo stesso modo desideravo leggere storie diverse, di donne che non avevano tempo e voglia di aspettare che l’amore facesse giri immensi per tornare da loro. Avevo bisogno di cinismo e realtà, non di favole. 

Allora ho pensato che potevo scriverle direttamente io, le cose che avrei voluto leggere. E così ho fatto, prima su piattaforme come Netlog, Efp, Splinder, poi dal 2011 su Distorted Fables, la mia pagina Facebook. Dapprima brevi frasi, fanfiction e infine monologhi su ragazze che possedevano un cuore, ma che quando venivano ferite usavano la testa, ragazze per cui l'amore per una persona non poteva essere l'unico motivo per svegliarsi al mattino. 

Non ho mai voluto raccontare la favola della buonanotte ai miei lettori, non mi è mai interessato farli andare a letto col sorriso e con la certezza che l’amore ritornerà sempre, come succede nei film. In amore, così come in battaglia, ho sempre pensato ci volesse un piano B e quindi ho sempre cercato di suggerire un modo per rincominciare nell’eventualità che quel sentimento non fosse per sempre. 

Col passare del tempo, ho scoperto che i miei monologhi piacevano anche ad altre persone. Prima cento, poi mille, oggi quasi centomila. Altre ragazze che, come me, avevano bisogno di quelle protagoniste, di quelle storie in cui il primo amore non era mai l’ultimo o nelle quali poteva succedere che, dopo anni, all'improvviso crollasse tutto e nonostante questo si sopravviveva lo stesso. 

Oltre agli apprezzamenti sono iniziati ad arrivare anche i commenti e le domande (“Ma come si fa? Come è possibile svegliarsi un mattino e pensare di non amarlo più?”) a cui rispondevo attraverso altri monologhi e nuove storie. Molte ragazze mi raccontavano di non essere come le mie protagoniste ma che dalle loro storie attingevano per trovare un po’ di forza. 

Ho ricevuto (e ricevo ancora adesso) molti messaggi d’affetto e di ringraziamento da parte di tante persone, che però non hanno compreso che dovrei essere io piuttosto a ringraziare loro. Io ho creato la pagina, è vero, ma sono state loro a renderla viva. Aprire una pagina Facebook è come accendere un fuoco: perché abbia quell’aria famigliare, quel calore scoppiettante occorre che la gente ci si raduni intorno. 

Tra le tante richieste che, sotto ogni mio post, hanno fatto divampare quel fuoco, a un certo punto si è fatta sempre più insistente quella di scrivere un libro. “Io un libro?” pensavo stupita quando leggevo quella domanda. Non avevo mai partecipato in vita mia a concorsi letterari e l'idea di pubblicare un libro non era nemmeno un sogno ma vera e propria fantascienza. E poi io scrivevo monologhi su internet mica romanzi, l’editoria era un mondo luccicante e inavvicinabile o, almeno, così mi sembrava. 

Poi un giorno è accaduto. Ho ricevuto un messaggio da parte di quella che sarebbe diventata la mia editor. Desiderava chiacchierare con me davanti a un caffè e sapere se avessi qualche idea per un romanzo. Fino a quel momento avevo sempre scritto monologhi o storie brevi, l’idea di un romanzo mi spiazzava ma non potevo tirarmi indietro, dovevo provarci. 

Ho deciso allora di pescare a piene mani dalla mia vita di tutti i giorni e ho inviato in casa editrice due prologhi. Uno di questi è piaciuto a tal punto da diventare la strada da seguire per dar vita alla storia. Essendo disfattista per natura, anche durante la scrittura del romanzo ho continuato a pensare che in mezzo a tutti i libri che donavano speranza ai lettori il mio avrebbe stonato. La mia protagonista non sarebbe stata così carina come quelle di altre romanzi che vedevo in libreria, sarebbe stata burbera e sarcastica, saccente e permalosa. Come avrebbe potuto trovare spazio su uno di quegli scaffali? Invece ci è riuscita. La storia di Rebecca (così si chiama la protagonista del libro) è tra i volumi delle novità. 

Credo che per ogni libro, e quindi per ogni autore, esista un momento “giusto” per essere pubblicato e che per ogni tempo esistano libri “giusti” da pubblicare. Il tempismo è fondamentale. Se la Rowling avesse scritto Harry Potter negli anni Ottanta, probabilmente non avrebbe trovato una generazione in grado di apprezzarlo e probabilmente il romanzo non sarebbe diventato il libro cult che è ora

Questi ultimi sembrano essere gli anni d'oro del web, molti nuovi autori infatti nascono proprio da lì, da Facebook soprattutto, ma anche da Wattpad, e sempre più editori stanno investendo e credendo in loro. Quello che è capitato a me ne è un esempio. Per questo mi sento di dire che se anche la propria storia non viene pubblicata subito non ci si deve abbattere. Al contrario, occorre capire cosa non funziona, continuare a lavorarci e, con un pizzico di chiaroveggenza, tentare di intercettare l’onda giusta. 

A chi tra i miei lettori mi chiede consigli per riuscire a pubblicare, però, mi sento di dire questo: continuate a scrivere, a prescindere dalla possibilità di essere pubblicati, senza invidiare chi lo ha già fatto, anche se voi pensate che non lo meriti. Il successo degli altri non vi danneggia. Fortunatamente viviamo in un’epoca in cui chi ha una passione come questa può usare internet, i social e le piattaforme nate proprio per accogliere i testi di chi ama scrivere, vetrine gratuite a disposizione di tutti per farsi conoscere. 

Fate in modo di essere voi stessi, sempre, e se siete ancora nel mucchio, se non avete ancora trovato un editore che creda in voi, non smettete di scrivere per questo. Perché scrivere è un po' come amare: non si può fare a meno di farlo (anche se non si è ancora pubblicati o ricambiati).

 

 

Deborah Simeone da diversi anni scrive d’amore su Facebook nella sua pagina. Anche lei, come la protagonista del libro, vive a Milano e fa la portinaia in un bel palazzo signorile. Quando non lavora e non va in palestra, si chiude in casa a scrivere, in compagnia dei suoi due gatti. Distorted Fables è il suo primo romanzo. 

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